La casa dei mandorli
Un mondo con una nevicata di fiori a febbraio.
Tonino Guerra
"L'Oriente non è soltanto una zona geografica …è
anche una cavità della nostra mente…un'attenzione per
i tremori di una foglia". Le parole di Tonino Guerra tratte
da Piove sul diluvio del 1997 Capitani Editore, svelano l'amore
per l'Oriente e per la Russia che ne è stata porta d'ingresso,
ma è la sua casa a concretizzare questo magico incontro.
Una dimora tra i mandorli che diventano nuvole bianche agli albori
della primavera in cui la cultura mediterranea e romagnola si mescolano
a quella caucasica e asiatica. E' grazie alla moglie moscovita Lora
che il maestro è entrato in questo mondo lontano e sconfinato,
divenuto fonte di ispirazione e di stimolo per la sua poesia. La
casa trabocca di Oriente e tutte quelle suppellettili che la invadono
diventano richiami per la memoria e per viaggi fantastici. Non a
caso afferma: “Quasi sempre parto stando seduto nel mio studio"
L'argomento è ricorrente: "Impariamo a guardare i ciliegi
in fiore, ecco un viaggio meraviglioso”. E ancora: “A
Pennabilli dalla piazza a casa mia posso scoprire il mistero dell’Oriente
lontano”.
A rapirlo sono tappeti, cuscini, bambole, leoni georgiani, gallinelle,
anatre in legno e terracotta, teiere e cappelli uzbechi, doni di
amici o acquisti oggi impossibili. Ci sono i segni lasciati dai
tanti artisti russi che giungono qui da sempre: gli arazzi patchwork
e i collage del compianto artista armeno Sergej Paradzanov, i quadri
del regista e pittore Rustam Handamov, i disegni di Michail Zvarzmann,
i pastelli di Sergej Barkin, scenografo del Bol'soj Teatr e disegnatore
dei cartoni del film animato Il Cane e il suo generale, uscito nel
2003, le sculture di Lena Jarikova. Non mancano poi le opere degli
amici italiani come gli acquerelli di Michelangelo Antonioni, le
tele di Luigi Poiaghi e le tante foto che lo ritraggono con Federico
Fellini, Andreij Tarkovski. L'interno è costellato di opere,
oggetti, libri, a creare un micro universo di ricordi, incontri,
emozioni racchiuse in una miriade di colori e forme. "In una
stanza - sostiene il maestro - uno si deve nascondere". Anche
all'esterno si vive la stessa atmosfera: attraverso le tante formelle
in terracotta ci si avvicina ai suoi pensieri. La prima che si incontra
è all'ingresso e regala il nome alla casa detta dei mandorli,
come il maestro ha fatto scrivere a Muky su un piatto ovale da lei
realizzato. Ci sono poi le sue frasi o quelle prese a prestito dall'amico
poeta Tito Balestra che appiano qua e là ad accompagnare
la passeggiata. Poi c'è l'incontro con Rezò Tabukasvili
artista ed eroe nazionale georgiano vissuto a casa di Guerra con
i familiari prima della scomparsa. Una formella segnala il suo passaggio:
"Tutta la valle ricorda i suoi occhi pieni di sofferenza ,
domata dalla voglia di dimostrare ai giovani nipoti che il nonno
era accanto a loro con tutta la forza che occorre per vivere".
Salendo per i sentieri che portano ai vari piani del giardino a
terrazza da cui si gode una straordinaria vista sulla valle verso
la foce del Marecchia, ecco altri incontri emozionanti. In contrasto
col verde intenso dell'erba e delle foglie colorate d'autunno ecco
i due fiori in pietra voluti dal maestro per ricordare Federico
Fellini e Giulietta Masina. Due fiori per un Campo dei nomi tanto
immaginato e mai realizzato nella sua interezza. Piccoli uccelli
in mosaico appesi ai lati della portone di ingresso al giardino
le cui spallette sono state costruite con le pietre sacre appartenute
a ruderi di chiesuole o cappelle sparse per le colline del Montefeltro.
E ancora il mosaico trionfa sulla seduta esterna, sotto il pergolato
con un arazzo di Marco Bravura di grandi dimensioni che riprende
tutte le tonalità del verde ispirandosi alla fantasia creativa
di Guerra.