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I Pastelli, gli Affreschi, i Giganti e gli Arazzi


Tonino Guerra ha sempre guardato alla pittura con tenerezza.
Al tempo della giovinezza, l'immagine lo ha rapito, poi ha scelto la parola, con il cinema ha coniugato i due aspetti, con la maturità è ritornato all'antico amore e la pittura ha ora un posto non secondario tra le sue molteplici attività.

A spronarlo a riprendere in mano i pennelli è stato un grande innamoramento, divenuto l'amore della vita, quello per la sconfinata Russia che gli ha portato in dote la moglie Eleonora. Così la sua rinnovata voglia di dipingere, rafforzatasi lontano da casa, accanto agli amici russi dai cui bagliori è illuminato nel suo agire artistico, ha ripercorso i sentieri della sua poetica, riappropriandosi degli oggetti favolistici della sua fantasia figurativa, con la memoria carica degli incantamenti dell’infanzia romagnola.

In uno stile primitivo, ma non naif, in assenza di prospettive pittoriche, con campiture di colore illusorio quasi scolpito sul foglio o sulla tela, Guerra ha realizzato i suoi haiku figurativi. Le opere raccolgono la luce e i profumi dell'oriente che ha lasciato un segno indelebile nella sua anima. La sua materia pittorica, sia nei contenuti che nella forma rimanda ai giochi cromatici dei paesaggi georgiani e uzbechi, all’astrattismo gioioso dei tappeti caucasici, alla staticità iconografica dell’arte sacra.
Coi suoi tratti si schiude un mondo, un universo interiore, così che le figure, gli oggetti disegnati diventano contenitori dell’anima, occhi della memoria, esseri dialoganti.

Volle intitolare una sua personale Con la poesia alle spalle, a sottolineare come il passaggio dalla parola al segno avvenisse sotto l'egida della poesia, anzi portandosi addosso l'eredità della stessa. E' il Guerra poeta che scrive le sceneggiature dei film, che scioglie i pastelli sul foglio di carta, che spande l'acquerello, che incide la tela ruvida dell'affresco: è questa la sua definizione primaria ed è nella poesia che ritrova se stesso.

Ha sempre amato la realtà immaginata, di per sé irreale, e quella della memoria che sempre si fa beffa dei realismi fotografici. Così il suo agire pittorico è animato da figure antropomorfe o zoomorfe o da simboli astratti immersi in un ricco cromatismo, in cui si muovono al vento foglie e fiori e nell'aria vola quasi sempre una farfalla.

Altrettanto variegata è la scelta tecnico-stilistica, dettata dall'impulso dell'alternanza, che non gli provoca difficoltà alcuna, permettendogli di passare con disinvoltura dall'acquerello al pastello, dalla china alla tempera, dall'affresco all'acrilico fatto scivolare sulle tele giganti, di cui il Museo conserva alcuni esemplari.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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