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  L'ambra di Talamello   Tonino Guerra, l’ottimismo in cucina
di Maria Scicolone

Come si fa a non essere ottimisti, se è quel vitale affabulatore di Tonino Guerra a suggerirlo in uno spot di successo? (…) Non è sempre facile, d’accordo, ma se Tonino Guerra con il suo bagaglio di esperienze, afferma che “l’ottimismo è il profumo della vita” c’è da credergli. (…)
Tonino non mangia molto ma il cibo deve essere buono. Come gli spaghetti alla carbonara che cucina suo figlio Andrea, noto musicista:
“Andrea è un cuoco d’inventiva”, dice con orgoglio. Io invece potrei fare tutt’al più le tagliatelle come feci nel '44 quando ero prigioniero dei tedeschi in Germania” (…). Ricordo mia madre, era (…) una creatura forte e dolce insieme, che quando si metteva ai fornelli preparava zuppe straordinarie. Il venerdì portava in tavola un’eccezionale pastasciutta con il tonno. Io sostengo da sempre che si mangia “l’infanzia”. Vale a dire che tutto quanto si è mangiato durante l’infanzia non si dimentica”.


Ogni volta che si parla di cibo il discorso di Guerra ritorna all’infanzia, perché quel cibo rimane nella memoria e poiché appartiene a quel periodo, che il maestro definisce il “nostro paradiso terrestre”, esso rimane sempre il migliore. Noi mangiamo l’infanzia, ama ripetere. Nulla può battere la bontà dei piatti che prepara una madre. Spesso cita gli odori forti avvertiti da bambino sulla tavola di casa, i sapori intensi come quelli del formaggio che si conservava nelle fosse di tufo, lo stesso che è poi stato chiamato a rappresentare con le sue parole poetiche. Sono nati così “I pianeti di Sogliano” e “l’ambra di Talamello” che accompagnao il formaggio di fossa nel mondo.
Ci sono momenti in cui il suo pensiero va agli amici e ai “caffè sospesi” lasciati nei caffè napoletani insieme a Vittorio De Sica, ai pasti magnificamente improvvisati da Ugo Tognazzi. Si alimenta in lui il desiderio di cuocere e mangiare insieme le caldarroste sul fuoco del camino o di assaporare le patate cotte nella cenere alla maniera russa. E rammenta i rituali che accompagnano il pranzo nell’amata terra del bortsch con i “tost”, i brindisi, che scaldano il cuore. Rammenta i meravigliosi e gustosissimi pranzi in Georgia allietati dai canti, le tagliatelle al ragù amate da Marcello Mastroianni consumate a Santarcangelo al Ristorante Zaghini, la morbidezza e la squisitezza del gorgonzola servito a Milano dalla famiglia Ponti e da Sophia Loren e l’abitudine di Federico Fellini di sedersi al ristorante e cambiare di posto continuamente, per cercare sempre un angolo in cui sentirsi più a suo agio, per poi iniziare a disegnare sui tovaglioli, sulla tovaglia, ovunque. Sull’amico regista, Guerra ha scritto un brano, utilizzato dalla sorella di Fellini, Maddalena, come prefazione a un suo libro che regala un simpatico spaccato familiare del maestro riminese.


C’è soddisfazione a essere primo
di Tonino Guerra

Se Federico appoggiava la forchetta sul bordo piatto di spaghetti, non si sa come ma un frammento di sugo schizzava sulla sua cravatta. Giulietta gridando buttava gli occhi fuori dalla testa. Ma arrivò anche qualcosa di peggio. Una mattina stiamo per uscire dal Bar Canova in Piazza del Popolo e proprio in quel momento un cameriere appoggia sul banco un cesto di rosette con la mortadella.
- Non si può rinunciare alla mortadella - mi fa Federico.
- Io sono pieno.
- Anch’io…ma la mortadella è il sapore della nostra infanzia.
- Comprane una per due.
Fece così. Quando cercò di spezzarla, un rettangolo di grasso vola in alto e poi cade sulla schiena di Fellini. Andiamo subito a casa sua per consegnare la giacca alla donna di servizio ma c’era Giulietta che subito si getta a capofitto sul divano gridando: “Sei il primo uomo al mondo che si unge anche la schiena”. Federico siede con aria mesta vicino a lei e dice sottovoce. “Però c’è sempre soddisfazione a essere primo”.


Tratto da "Tonino Guerra - Il sorriso della terra"
di Rita Giannini

Ed. Veronelli, 2006
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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