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        Home Tonino Guerra Dicono di lui: 85 pensieri D-G  
 
  85 e più pensieri per Tonino, Ed. Arti Grafiche della Torre   Introduzione | A-C | D-G | H-M | N-R | S-Z


Danelia Georgij

Regista

Tonino Guerra – poeta, sceneggiatore, scrittore è anche pittore, è architetto, è scultore, è mecenate, è l'uomo che crea le favole, è il pedagogo, è l'inventore, è un giardiniere, è un agronomo, è un ceramista - ma soprattutto è un buon uomo.
Lui era anche calciatore e direttore di orchestra.
Lui ha scritto un mucchio di sceneggiature, poesie, articoli e anche favole.
Ha dipinto un numero non calcolabile di quadri.
Con suoi disegni sono stampate tovaglie e arazzi, vengono realizzati mosaici e ceramiche, etichette per il vino e libri.
Lui costruisce i palazzi della poesia e fontane.
Insomma Tonino ha una infinità di talento.
Mi pare che lassù qualcuno abbia sbagliato, lui doveva nascere nel Rinascimento.
La diversità e la grandiosità degli interessi di Tonino, possono essere paragonati a quelli di Leonardo Da Vinci.

Dasi Gerardo Filiberto

Segretario generale Centro Pio Manzù

Scarabócc ancora, per mille anni
" C'è sempre un racconto in ogni sua poesia; c'è sempre una poesia in ogni suo racconto", scriveva Italo Calvino di Tonino Guerra.
Noi aggiungiamo: c'è sempre letteratura in ogni suo atto artistico. Che sia una mattonella di ceramica su un muro, o un verso scritto su una lapide, tutto l'arsenale immaginario del poeta e scrittore è pura letteratura, capacità di espressione attraverso la magia della parola.
E come mago, alchimista del verso e dell'aforisma, dell’endecasillabo e della fiaba, Tonino non ha rivale nel Novecento letterario italiano. Mago, ma anche menestrello della parola, capace d’incantarci non solo attraverso la lettura, ma anche nell’ascolto di prose, discorsi, improvvisazioni.
Attraverso la parola, Guerra maramaldeggia con la realtà, miscela sogno e realtà, sussidia la visione delle cose con una lente colorata d'arcobaleno, così che tutte le tinte dell'anima, dalle più scure alle più lucenti, appaiono e scompaiono.
Legato alla terra, per la terra e con la terra confabula continuamente, insegnandoci il linguaggio del dialogo con la natura.
A questo nuovo umanista, dunque, vogliamo rendere tributo in occasione del suo anniversario di nascita. Che celebrazione deve essere, perché agli spiriti creativi e liberi come Tonino si deve una menzione speciale per il contributo all'ottimismo (sia detto senza ironia) che ci ha riservato.
Auguri Tonino, auguri davvero. Versaci ancora tanto miele, fai volare ancora aquiloni, costruisci altri orti di frutti e meridiane per indicarci il tempo; donaci altri giardini pietrificati, cento uccelli e chiese abbandonate. Ma soprattutto continua a scrivere scarabócc!

Dejana Elisabetta

Docente Università degli Studi di Milano, ricercatrice F.I.R.C.

Mi sono innamorata di Tonino Guerra un giorno mentre guidavo ed alla radio trasmettevano una sua intervista.
Tonino raccontava della sua prigionia, di come lì aveva capito quanto poteva essere bello il dialetto romagnolo, di come poteva essere poesia, letteratura.
Poi raccontò della sera di Natale quando tutti aspettavano qualche cosa da mangiare e tutti morivano di nostalgia. Ma nessuno portò niente per loro e allora Tonino si mise a raccontare di quando la sua mamma faceva i cappelletti. Raccontò della sfoglia, la farina, le uova, si mescola tutto, si stende, si taglia, il ripieno, si butta nell’acqua, si condisce. Tutti lo ascoltavano e mangiavano con lui, quei sapori che erano la casa. Molti hanno chiesto un altro piatto.
Ho pensato che questa è la poesia.
Io sono romagnola e a casa si parlava romagnolo, queste cose sono parte della mia vita.
Allora sono andata in libreria. Un libro, Il viaggio, l'ho letto tante volte, è bellissimo. Mi piacerebbe incontrare Tonino una volta.

D'Elia Gianni

Poeta, critico

Brindisi
"Al parlar franco di Tonino Guerra,
agli anni del maestro arcangiolano,
che di Romagna ha fatto lingua e serra…
Tanti auguri al dialetto, in italiano!"

Della Monica Walter

Giornalista, scrittore

Ritorno a un lontanissimo 1973, al mio primo incontro con Tonino.
Sant'Arcangelo gli aveva dedicato un seminario in occasione dell'uscita della sua più famosa raccolta di poesie, I bu. C'era tantissima gente: amici, ammiratori, e studiosi, poeti, scrittori, giornalisti, venuti da fuori. E tanti relatori, a parlare di lui e della sua poesia. Fintanto... fintanto che Tonino non si alza, visibilmente insofferente, per prorompere in un "Basta!" che gela tutta la platea. "Basta! Non fatemi vergognare. Non si può continuare così, a parlare di me. Mi vergogno. In sala ci sono altri poeti, importanti come Ignazio Buttitta, come Albino Pierro, e studiosi come Tullio De Mauro, Friedrich Schurr... Non è giusto, non è giusto. Basta! Scusatemi".
Ecco, ma a questo punto, mi sembrò di cogliere (per il mio pezzo da inviare alla Fiera letteraria) il lato più limpidamente significativo, il più profondamente umano del nostro poeta. Lo stesso di cui è nutrita la sua poesia.
Da quel giorno incominciai a volergli bene, incominciò la nostra lunga e fedele amicizia.

De Luigi Fabio

Attore, autore

Caro Tonino,
ottantacinque anni e ottantacinque pensieri in regalo.
Bello, un pensiero per ogni anno.
Un pensiero per un anno di una vita che non ho vissuto.
Allora scelgo il sesto.
L'anno in cui hai imparato a scrivere.
Auguri e grazie.

De Santi Gualtiero

Critico, docente Università degli Studi di Urbino

Guerra al di là della poesia
Qual è la nostra idea sensibile della poesia? Come possiamo ravvisarne il germe al di fuori della pagina letteraria, alla ricerca e quasi a garanzia di una sua somiglianza con il mondo? Mi è capitato di incontrare il nome di Guerra per la prima volta nei titoli di testa dei film antonioniani sull’incomunicabilità (L'avventura, La notte, L'eclisse, Il deserto rosso). "Cinema Nuovo", che allora era per me la rivista di riferimento, lodava le qualità del suo lavoro, rare tra gli sceneggiatori. Sapevo che era anche poeta, ma in quel primo tornante degli anni '60 ero portato a circoscrivere in un limbo la lirica dialettale.
Il primo approccio che ebbi con lui fu telefonico: mi trovavo a Roma e lo chiamai per una conferenza o una lettura a Urbino. Trasmettevo anche un desiderio di Bo; in più gli dissi che Moravia sperava che il suo Miele, raccolta a tutt'oggi memorabile, giungesse in testa all’elenco stilato da critici, scrittori ed intellettuali per l’annuale consuntivo letterario di "Paese Sera".
Il primo incontro diretto – per me decisivo e il più folgorante tra tutti – fu a Ferrara, nel dicembre '82. Era in corso un convegno di studi su Michelangelo Antonioni, al quale prendevo parte.
Guerra mi parlò con la sua carica fabulatoria; mi diede in dono un libro da lui scritto col grande regista emiliano, L'aquilone, apponendovi una dedica ("A Gualtiero, nel giorno di Antonioni"). In quel momento ero ovviamente consapevole del ruolo da lui svolto nella poesia neo - volgare. Ma non questo mi colpiva. Percepivo invece quella forma poetica – ideale e altrettanto sensibile – nella persona e nel modo di essere dell'autore. Insomma la poesia aveva assunto consistenza nella persona stessa di Guerra. Tanto che un'astrazione mi si era tramutata in identità. E il poeta stesso – quel poeta che era appunto Tonino Guerra – era divenuto la garanzia di una somiglianza che legava tutt'insieme lirica, cinema e creatività individuale.

Di Carlo Carlo

Regista

Quando penso a TONINO,
penso all'AMICIZIA. Ci siamo conosciuti 41 anni fa davanti al cancello verde dell'Anic di Ravenna. Poco dopo, si sospesero le riprese de Il deserto rosso perché Michelangelo si rifiutava di spiegare a Richard Harris la ragione per la quale doveva entrare in campo da destra a sinistra e non da sinistra a destra
penso al CIBO. Fu lui a inventare, realizzare e istituire come appuntamento, "le mangiate" a casa sua - erano gli anni settanta - riservate a noi pochissimi eletti (Michelangelo e io con relative compagne). Tonino precettava il fratello Dino e la mitica Maria (cuoca d'eccezione) i quali, il venerdì sera di ogni mese, ma talvolta anche due volte al mese, arrivavano a Piazzale Clodio con la macchina piena di vivande e ingredienti, arricchiti da novelli Sangiovesi e da piada preparata fresca. La mangiata primaria era quella del sabato - puntualmente non oltre le dodici e trenta -, l'altra, la domenica, sempre a pranzo, per finire "gli avanzi". Alla fine i partecipanti assegnavano un voto ai cibi che, a seconda della classifica, potevano essere ancora riproposti
penso ai VIAGGI. A Leningrado, per esempio, quando per la prima volta abbiamo vissuto la prima notte bianca e incantata a poca distanza dalla nave Aurora perennemente attraccata davanti alla finestra dell'albergo. Oppure a Zagorsk a scoprire (perché in parte coperti da impalcature) e ammirare gli affreschi di Andrej Rublëv. O al mercato di Taskent (Uzbekistan) per decifrare semi e ortaggi sconosciuti o di proporzioni insolite. O a quando abbiamo rischiato l'amicizia, a causa di una discussione politica tra me e Michelangelo, di cui Tonino era il sobillatore, davanti ai giardini bagnati di Samarcanda
penso naturalmente anche al CINEMA, a quante volte, nella sua assoluta lucidità che corrispondeva al mio totale intontimento delle primissime ore della mattina, mi ha svegliato per circa vent'anni per raccontarmi storie, leggermi un verso, parlare di noi o dei nostri amici più cari; e a quelle discussioni infinite, che spesso sfioravano il litigio, (dato che il suo carattere romagnolo tendeva, per sua specificità, a prevalere sul mio, emiliano) sui film visti, sui registi, sui film da fare; e anche a quando abbiamo tentato con grande passione di costruire (e nello stesso modo a distruggere) progetti miei mai realizzati
penso alla POESIA. Tante volte, sempre. Quando la sua vera e profonda anima di poeta riesce icasticamente a trasfigurare le parole essenziali e apparentemente stridenti della sua koinè romagnola in immagini folgoranti
penso allo SCAMBIO INTENSO che c'è stato sempre tra noi nei tanti giorni della nostra amicizia, quasi un flusso ininterrotto di idee, di pensieri, di racconti, di immagini, di piccole cose che ci siamo trasmessi e scambiati, negli anni e di cui ognuno di noi ha tenuto conto spesso, ma guardandosi bene di dirlo all'altro.
Penso cioè a quanto il parlare tra noi ci ha aiutato a vivere, anche momenti gravi
penso, in conclusione, che amico è stato ed è, TONINO.
Caro Tonino.

Errani Vasco

Presidente Regione Emilia-Romagna

Vorrei che tutti gli abitanti di questa regione fossero orgogliosi di Tonino Guerra. Vorrei che ne sapessero ammirare la capacità di combinare le proprie radici con una ricerca delle passioni e delle fantasie più profonde che accomunano le donne e gli uomini sotto ogni latitudine.
Vorrei che fosse dichiarato monumento nazionale, come quegli alberi secolari che traggono linfa e nutrimento dalla terra ma hanno rami e foglie che parlano con il cielo e con le nuvole.
Io, per parte mia, sono da sempre affascinato dalla sua capacità di stupirsi e dalla sua abilità di stupire. Tonino Guerra è una specie particolare di poeta, perché è capace di far accadere cose attraverso le parole.

Fabi Angiolino

Studioso

Tonino u s cèma ènca "Guerra" ma
léu tla su véita l'à snò regalè ma la zénta
pèsa e poeséa.
Angiolino Fabi
(Nèd a Santarcanzal i vintitré 'd mèrz de Vèint)

Faeti Benny

Scrittore

La poesia ti è sempre accanto: anche quando la tua sensibilità non la capta. Per questo è importante il rapporto con il poeta.
Io l'ho sentita lungo il fiume Marecchia, seguendo le tracce di Rico e Zaira alla ricerca del mare, davanti alla Torre di Bascio, nei curati filari dell'orto di Liseo, nell'Orto dei frutti dimenticati: la mia guida alla sua scoperta è Tonino Guerra, che mi ha aperto ogni possibilità di interpretazione.
Grazie, Tonino, per la tua amicizia e solidarietà!

Fioravanti Ilario

Artista

I tuoi occhi hanno saputo vedere la realtà
e trasformarla, con l’emozione, in percorsi, ombre,
figure, poesie.
Hai saputo cogliere la forza della nostra terra
e comunicarla alle gente del mondo.
Tutto continua a esistere nel sogno, nella fantasia.
Auguri Tonino perché il tuo tempo si prolunghi
ancora e ci faccia gioire ed emozionare come fai da sempre.

Fiorentini Isotta

Direttrice scientifica Associazione Italiana Mosaico Contemporaneo

Il piacere di poter scrivere qualche parola su Tonino Guerra mi rimanda a uno dei giorni più belli dello scorso anno quando Daniela mi accompagnò lungo il fiume Marecchia fino alla casa del poeta.
Intorno a un tavolinetto, in giardino, ricordo un buon tè e una gradevole conversazione sull’arte musiva da lui amata.
Ho visto poi la sua casa che mi è parsa come lo specchio dei suoi sentimenti e del suo conoscere; certamente una raccolta insolita di oggetti, mobili, opere d'arte, frutto di un esame minuzioso e di un pensiero lirico. Casa…sul Marecchia, fiume la cui foce sboccando nell'Adriatico dava origine a un porto che, ancora prima del porto di Classe congiungeva le genti dell'antica città di Ariminum alle genti del nord, del sud e del medio oriente. Permettetemi di dire così come il poeta Tonino Guerra ha legato, nel suo aperto e illuminato pensiero e nel suo animo poetico, le genti di molti popoli.
Vorrei ora, in questo anniversario, augurare a lui, uomo di eccezione, serenità e ancora anni di felice interesse.

Fo Dario/Franca Rame

Premio Nobel per la letteratura / attrice, autrice

Caro Tonino, nell'Oriente che tanto ti attira c'è la consuetudine di nominare "museo vivente" chi sa leggere una poesia in un sasso raccolto per terra o da una calata di neve o da una foglia che vola o da una veemente onda del mare e, più in generale, tutti coloro che trattano le piante come uomini e ne fanno un unico paesaggio.
Mi piace assegnarti idealmente, con gli auguri per i tuoi 85 anni all'insegna della creatività, questo riconoscimento orientale.

Francesconi Rodolfo

Scrittore

Quando andavo a Milano, con i suoi primi libri, I Scarabócc e I Bu, io mi portavo dietro una parte di Romagna lontano da casa.
Grazie Tonino

Fucci Gianni

Poeta

T'un mònd ad “Scarabócc”(*)
Par i tu utentazéinch an

E' córr la véita éulta una spònda 'd sòul
cumè l'aqua dla Fòsa di Muléin,
la chéursa di batécch, al nòsti sféidi,
tra i sgréss dal zghéli chi 'nvurnéss i uléiv.

E i s-ciócch di tamburéll
te vèc Zugh de Palòun sòtta mal méuri,
i rimbêlza tl'instêda dla memória,
tl'alegréa 'd zurnêdi senza témp.

- Dòp che t ci stê "s'una tuta impristèda
da lòngh da chèsa e senza amòur 'd niséun",
òmbra te lémb ad cal rotòndi gnàri
ch'e' zirévva la mórta,
Castelabêd (**) l’érra e' séid d'un insógni,
un rógg ad mêr te cór d'una sperênza -

Inquèl l'è pas t'un mònd ad "scarabócc"
e la véita l'è utentazéinch garnèli d'ór!
òz che tal mêni u t casca un êrch ad zil.

L'è un vòul ad pavaiòti culurêdi
la tu vòusa ch'la vén
mènda al strêdi de mònd.

I gelsoméin i s slênza da i balchéun
a profumét l'avdéuda. E la rósa
dòulza dla véita la t vén sémpra dri.

In un mondo di "Scarabócc"
Corre la vita lungo una sponda di sole / come l'acqua della Fossa dei Mulini, / la corsa dei fuscelli, le nostre sfide, / lo stridìo delle cicale che inebriano gli ulivi. // E gli schiocchi dei tamburelli / nel vecchio Gioco del Pallone sotto le mura / rimbalzano nell’estate della memoria, / nell'allegria di giorni senza tempo. //- dopo che sei stato in "una tuta prestata / lontano da casa e senza amore di nessuno" / ombra vaga in rotonde penose: /dove girava la morte! / Castellabate era un luogo del sogno, / un urlo di mare nel cuore di una speranza. - // Tutto è passato in un mondo di "Scarabócc" / vita come ottantacinque chicchi d'oro! / oggi che nelle mani ti cade un arco di cielo. // È un volo di farfalle colorate / la tua voce che viene / dalle strade del mondo. // I gelsomini si slanciano dai balconi / per profumarti festose accoglienze. E la rosa / dolce della vita ti viene sempre dietro.

(*) I scarabócc è il titolo della prima raccolta di Tonino Guerra, scritta in dialetto romagnolo di Santarcangelo, e pubblicata nel 1946 dopo il suo ritorno dalla prigionia in Germania.
(**) Castelabêd (Castellabate), è una località nei pressi di Torre Pedrera di Rimini, dove esisteva una solitaria spiaggia in mezzo agli orti, tanto cara a Tonino e ai suoi amici santarcangiolesi del "Cìrcal de Giudéizi".

Fuschini Francesco

Sacerdote, scrittore

Il libro di Tonino Guerra diventa un segno tra le pagine dei giorni…
La sua gente, il suo mondo, le curiosità del suo cuore: ecco un uomo che crede ciecamente alla fantasia.

Gaiduk Viktor

Scrittore, storico

"Il mio corpo è un giardino. La mia volontà il suo giardiniere"
William Shakespeare
Con Tonino Guerra inizia e prosegue per me un viaggio cominciato vent'anni fa dalla Moscova all'Adriatico, dalla Russia a Santarcangelo, in Romagna, a Pennabilli. Un viaggio alla scoperta di alcuni tra i più bei giardini della poesia italiana: ed è un viaggio nel tempo, nella memoria, nell’immaginazione. Protagonista è sempre l'Orto dei frutti dimenticati, opera d'arte vivente perennemente mutevole. C'è anche l’acqua vitale e giocosa delle fontane, costruite da Tonino nella sua terra romagnola, che esalta la sua poesia.
Devo confessare che è necessario molto senso di amicizia per aprire i cancelli del proprio giardino, come fa Tonino, alle visite di estranei, anche se simpatizzanti e io ho l'orgoglio di averne formati tanti attraverso le mie traduzioni in lingua cirillica. Forse, bisogna essere un pò "pazzi" per dedicarsi anima e corpo a un giardino: se per "pazzo" s'intende chi ha una passione e un rispetto straordinario per luoghi dove ogni giorno va in scena uno spettacolo diverso e irripetibile.
Per fortuna, anche in Russia sono sempre più numerosi i "pazzi" per la bellezza, la storia, il paesaggio e grazie a Tonino, artefice di opere d'arte universalmente apprezzate, si sentono incoraggiati ad andare avanti su questa strada.

Giannella Salvatore/Manuela Cuoghi

Giornalista / docente d'arte

Un giorno, Tonino, ci hai detto:
- "Ogni giorno è il mio compleanno".
Sì, e noi festeggeremo con Lora i tuoi compleanni ogni giorno, magari una volta all'anno in modo speciale.
Come in questo giorno d’esordio della primavera 2005 in cui il mondo festeggia un uomo che ha onorato l'Italia e che è degno di essere onorato.

Giannini Gianni

Presidente Mostra Antiquariato Pennabilli

Caro Tonino,
sono vent'anni che ci conosciamo e da allora hai girato in lungo e in largo la Valmarecchia. Non c'è villaggio, corso d'acqua, bosco che tu non abbia visto. Soprattutto le case abbandonate e gli incontri con gente che vive isolata. E in ogni luogo abbiamo raccolto o un sasso o un coppo ammuffito o una scheggia di qualcosa che poi abbiamo conficcato nel muro di casa tua, come poetici amuleti.
Tonino, sei più giovane di vent’anni fa.
Ci siamo dati un traguardo di vita: arrivare ai 130 anni e non meno di 120.
Tonino, il tuo insegnare "salviamo la nostra valle" oggi più di prima fa sorridere i nostri bambini alle finestre e nei cortili.

Giannini Rita/Natalino Cappelli

Giornalista, scrittrice / amministratore, giÓ sindaco di San Leo

Nostro figlio un giorno ti chiese:
- "Perché Tonino sei sempre in Guerra?". E tu sorridesti.
Noi in quella domanda di bambino abbiamo ritrovato il poeta dei due fratelli che ne Il miele combattono la battaglia della vita e abbiamo ritrovato l'uomo che per trent'anni ha gridato:
- "Salviamo Saiano!".
E' la guerra potente e salvifica delle tue parole.
E' la parola di Guerra che traccia orme indelebili.
Grazie per averci permesso di seguirle.

Giangrandi Francesco

Presidente Provincia di Ravenna

I poeti sono persone speciali. Perché sanno trovare nel cuore parole che ci emozionano, perché con la loro sensibilità capiscono in anticipo i sentimenti del tempo in cui viviamo e dove ci stanno portando.
Tonino Guerra è un poeta vero, che possiede il dono divino di saper usare le parole per comunicare con il mondo.
Detto questo, mi chiedo anche se è giusto e come faccio, io che sono ragioniere, a giudicare un poeta? E' tanto se lo capisco.
Eppure Tonino Guerra è anche qualcosa di più di un poeta o di uno scrittore. Perché con la sua opera e la sua testimonianza ha costruito un monumento che rappresenta questa terra di Romagna, con le sue intelligenze, con il suo modo originale di guardare al mondo, con il suo umorismo, con la sua voglia di vivere.
Tonino Guerra ha trovato nel proprio cuore le voci e le immagini di questa terra e ce le ha fatte vedere e ascoltare.
E noi, da ravennati, lo ringraziamo.

Geri Girolamo

Architetto

Non è giorno di sportello, neanche l'ora per il pubblico. La porta è aperta, entra, si toglie il cappello:
- Sono Tonino Guerra - un sospiro e si siede. Ha dovuto fare lo scalone a due rampe e percorrere il lungo androne del primo piano, per trovare, in fondo, il mio ufficio: posticcio, povero, le sedie di legno.
Cosa dico! Povero? Per entrare bisogna passare davanti a una teoria di santi contegnosi dentro fiamme d'oro di Jacobello di Bonomo; figure levigate, volti come di porcellana di Luca Longhi sopra la mia testa; la scrivania e la credenza: Albini-Helg, compasso d'oro.
Va subito al sodo Tonino:
- Ha presente, in piazza, la casa ad angolo? Sotto c'è il bar! E' la mia; sopra, il terrazzo perde -.
Agita la destra nell'aria e alza gli occhi dalle ginocchia:
- E farci una specie di attico?… con un berceau per l'ombra…-
Sulla mia faccia sento che le labbra si stirano, mi passo un baffo fra l'indice e il pollice:
- E' centro storico e .... -
- Allora niente - si alza, una molla; sulla porta si rimette il cappello; la volta dell'androne mi rimanda un arrivederci con l'eco.
Per consolarmi, attacco, con la matita, curve e bisce al labirinto de "l'uomo parallelo" e mi perdo a fare la conta dei barattoli tra le dune.
Ma una mattina di febbraio. A Ca' Paesino ancora dei fazzoletti di neve:
- C'è nessuno? - la voce, forte, non mi è nuova, viene dal cortile; mi affaccio.
- Ah! Sei tu? - dice e alza gli occhi sulle grosse branche del noce mentre lo saluto. Ritorna a guardarmi, un grande sorriso:
- Òs-cia che casa!… E' tua? - . Ci facciamo festa e volano via dai rami i pavoni. Ritorna a trovarmi, finché cattura il loro volo: in cinque, uno dopo l'altro, dal terrazzo, mentre il sole tramonta.
Poi, con la scusa dei baffi, un giorno, arriva un pittore, mi fa salire su una scala a libro: una gamba all'aria, le ali, una di carta e ciao, non mi son mosso più.

Gori Gianfranco Miro

Saggista, poeta, sindaco di S.Mauro Pascoli

Mio caro Tonino,
ho sentito parlare di te, la prima volta, dal barbiere del mio paese, San Mauro Pascoli. Io ero poco più che bambino. Lui raccontava, nei pomeriggi invernali, di un professore di italiano all'Avviamento di Savignano. Dalle sue storie sbucava un tipo geniale, stravagante, oltre che dotato di una poderosa memoria: riconosceva, chiamandoli per nome, gli studenti che rincontrava a distanza di anni.
Ho sentito parlare di te, la seconda volta al mio paese (ma all'epoca già sapevo che eri lo sceneggiatore di Antonioni), da un cineamatore: un autodidatta di talento che amava ripetere una tua affermazione. La riporto a mia volta, confidando di rispettarne se non la lettera il senso. Tonino Guerra ha detto che non dobbiamo preoccuparci dei significati, tanto poi ci pensano i critici.
All'epoca ero poco più che adolescente. Amavo i pepla, i western (americani e italiani), gli horror… Ma cominciavo a interessarmi al cosiddetto cinema d’autore.
Anni dopo, ho avuto il privilegio di conoscerti, per motivi professionali, anche personalmente. Più tardi ho incontrato le tue poesie in dialetto. Bellissime. Che mi hanno indotto, insieme all'esempio di un poeta mio compaesano, Mino Giovagnoli, a scrivere a mia volta versi in romagnolo. Se ciò sia stato un bene o un male, non so dire. Certo è che ti debbo ringraziare per tutto ciò che hai insegnato a me e a noi provinciali. Tu che hai fatto non solo il percorso di andata, Romagna - Roma, ma anche quello di ritorno. Ti devo ringraziare per la tua genialità e per la tua generosità.
Coi miei più affettuosi auguri di un felice ottantacinquesimo compleanno.

Graziani Italo

Organizzatore culturale

Mi pare proprio 40 anni fa che ho letto Il lunario.
Adesso conosco i mandorli del tuo giardino e da molti anni metto il vestito buono e vengo a farti gli auguri.

Grignaffini Nene e Francesco Conversano

Registi

Grazie Tonino,
per averci ricordato il valore della curiosità e della passione,
dell'ironia e della leggerezza con cui guardare le cose…
per averci raccontato quanto sia prezioso il ricordo dell'infanzia
e l'affetto per la propria terra standone lontano…
per averci fatto comprendere la forza dell'indignazione…
per averci regalato frammenti della tua memoria
e raccontato "due o tre cose sulla Romagna"…
per aver mostrato a noi, attratti dalla fascinazione dell'immagine,
l'incanto della parola.
Buon Compleanno

Günter Roland

Architetto, scrittore

Con una o due frasi non posso esprimere che cosa significa l'amicizia con Tonino per la mia vita.
Ma questo cosmo che devo a lui l'ho descritto in Germania in tre libri, tanti articoli e mille citazioni.
E oltre questo ho inventato Tonino molte volte da figura letteraria nei teatri della mia immaginazione.
Tutto in tedesco e dunque rimane enigmatico e da indovinare.
Ma giuro: esiste.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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